Or l’Eterno disse ad Abrahamo: “vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò “ (Genesi 12,1).
Come non si può chiamare in causa Abrahamo, colui che più di tutti gli uomini che l’eterno si è scelto, lascia ogni cosa per la fede che egli ha riposto in verso il Dio. La Parola di Dio, non ci fa sapere quanto tempo era trascorso da quando Terah padre di Abrahamo, per sua scelta, decide di radunare tutta la sua famiglia, compreso Abrahamo e sua moglie Sarai, per uscire dal paese dove vivevano “UR dei Caldei”, per andare a dimorare nel paese di Canaan; ma giunti ad Haran, vi fecero dimora.
Qui Dio parla ad Abrahamo con un tono perentorio, quasi intimandogli uno sfratto esecutivo, dicendo:
1) “Vattene dal tuo paese”;
2) “Lascia il tuo parentado”;
3) “Lascia la casa di tuo padre”;
4) “Vai nel paese che io ti mostrerò”.
Tutto ciò mi porta a considerare quale sarebbe stato il mio stato d’animo ad ascoltare tali richieste. Che grande lotta interiore; avrei risposto: “ Signore, mio padre ha lasciato la sua terra, le sue radici, per portarci tutti quanti in una terra migliore, ad Haran, là noi tutti nutriVamo la speranza di trovare un popolo migliore”. I Caldei erano un popolo di origine semitica che parlava aramaico , Terah, avrà avuto le sue ragioni per voler lasciare quelle terre, tuttavia si sposta dall’attuale Iraq, salendo per circa tremila Km. a Nord verso l’attuale Turchia. “Tu mi chiedi di lasciare questa nuova dimora, mi chiedi di lasciare i miei parenti, in pratica i miei legami affettivi, la mia storia, e ancora peggio, mi chiedi di lasciare mio padre che forse non vedrò mai più, per andare in un luogo che non so”. Praticamente Dio chiede ad Abrahamo di perdere tutto, ma egli non fa resistenza a questa chiamata, trova là forza di congedarsi dal suo parentado e da suo padre, e sicuramente i due si accordano di portare con sé oltre Sarai sua moglie, anche il nipote Lot, sicuramente molto legato a lui.
Dunque il viaggio della fede di Abrahamo comincia qui, comincia con la rinuncia della sua storia, delle sue radici, dei suoi affetti, del suo passato, ma egli non sa ancora che lo attende un lungo, lungo viaggio, doloroso si, ma entusiasmante e grandemente benedetto.
In realtà Abrahamo non ha dovuto perdere soltanto all’inizio della sua chiamata, in seguito ha dovuto mandare via la sua concubina Agar insieme a suo figlio Ismaele, anche se poi verrà premiato con una grande consolazione, Sarai sua moglie gli darà il figlio della promessa “Isacco”. Sono stati anni di gioia, anni in cui Abrahamo vedeva crescere il tanto atteso figlio, più forte e coraggioso, immagino la scena in cui parlando con il suo servo Eliezer di Damasco, diceva: ”vedi Isacco come cresce in fretta e come è bravo a cavalcare e tirare con l’arco ? Ecco, tutto il cuore di Abramo ora è rivolto al suo amato e tanto desiderato erede, ma il Signore l’Eterno vuole sempre il primo posto nei nostri cuori, credo sia stato questo il motivo per cui chiederà poi ad Abramo di perdere ancora una volta, dovrà sacrificare suo figlio Isacco come offerta in olocausto, rinunciando così ad avere un erede e considerare annullate le promesse del Signore. Ditemi, chi è l’uomo che potrebbe sopportare una prova così grande, eppure alcuni fratelli si scandalizzano per banalità e abbandonano la via maestra tracciata per loro. Bene, sappiamo che Dio nella Sua misericordia non ha permesso questo sacrificio, infatti è scritto: “Ma l’Angelo dell’Eterno lo chiamò’ dal cielo e disse: Abrahamo, Abrahamo!; Egli rispose: eccomi. L’Angelo disse: Non stendere la tua mano contro il ragazzo, e non gli fare alcun male; ora infatti so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo figlio.” (Genesi 22,12).
Dunque Abrahamo aveva perso la sua terra, le sue radici, il suo parentado, suo padre, la Sua concubina Agar e suo figlio Ismaele, forse anche l’unico figlio tanto desiderato, ma in realtà vinceva una grande benedizione, l’Eterno gli dirà: “ Io certo ti benedirò grandemente e moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare , e la tua discendenza possederà la porta dei tuoi nemici”. (Genesi 22,17).
Altro esempio eclatante di rinunce sarà il nipote di Abramo “Giacobbe”, il rinomato soppiantatore che a causa della tanto anelata primogenitura, dovrà anch’egli patire ansie e fatiche, rinunciando ad una desiderata libertà ed autonomia. Dovrà Fuggire dalla casa di suo padre per rifugiarsi dallo zio Labano, in quanto aveva sottratto con astuzia e con l’inganno la primogenitura a suo fratello Esaù.
A causa di ciò, Inizierà per lui un lungo percorso di fatiche, anni in cui dovrà subire a sua volta gli inganni e le pretese dello zio, poiché si era innamorato della cugina Rachele, e per formare la sua famiglia ha dovuto perdere molto ricominciando da capo.
Tuttavia il cuore di Dio era con lui, e non mancò mai di benedirlo nelle sue imprese. Finalmente giunge il tempo di compattare la famiglia e i beni che si era conquistato per tornare nella sua terra, ma lo attende un’ultima battaglia da combattere, affrontare il suo passato e pagare il debito dovuto al suo unico fratello Esaù.
Credo che per tutti gli anni di fatiche fuori dal suo parentado, la paura di questo nefasto incontro, non l’abbia mai lasciato, sapeva di avere un debito che presto o tardi doveva pagare, e sapeva anche che in questo Dio non fa sconti, gli errori delle nostre scelte, presto o tardi si pagano. Mentre Giacobbe si avvicina al paese di Seir, nelle campagne di Edom dove dimorava suo fratello, la paura cresce, ed egli mette in atto le sue risorse e le sue strategie per scongiurare un incontro drammatico che avrebbe annientato lui, le sue due mogli, gli undici figli, servi e serve, greggi, armenti, cammelli e ogni sorta di beni. (Genesi 32,22). Così manda avanti i suoi servi con dei doni, fa appello alle promesse di Dio per la sua vita, chiede assistenza, liberazione, pace, ma nessuna risposta, cerca di salvare il salvabile, ormai la paura di perdere ogni cosa lo ha dominato, si ritira da solo in un luogo appartato, poi da lui battezzato Penuel, ebraico פְּנוּאֵל, che significa “Volto di Dio”, perché Giacobbe, dopo la lotta, disse: “Ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è stata risparmiata”. (Genesi 32:30). Infatti li farà una meravigliosa esperienza soprannaturale, riceve la visita di un uomo che lottò con lui tutta la notte fino all’alba, (vedi Genesi 32,24), quest’uomo vide che non lo poteva vincere e lo ferì toccandogli la cavità dell’anca, poi gli chiese di lasciarlo andare, ma Giacobbe era risoluto a non mollare, prima di aver ricevuto la benedizione. A questa richiesta l’uomo risponde:” Quale è il tuo nome? egli rispose Giacobbe. Allora quegli disse: il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, poiché tu hai lottato con Dio e con gli uomini, ed hai vinto”.
In realtà in quella lunga ed estenuante lotta Giacobbe era riuscito a vincere se stesso, riuscendo ad abbandonare e perdere il vecchio Giacobbe con il suo ingegno, con la sua caparbietà, le sue scaltrezze, i suoi inganni, e soprattutto le sue paure, per acquistare un nuovo nome: “Israele” , che significa proprio:” che combatte con Dio, o combatte per Dio”. Sono in molti ad inciampare nell’errore che in quella notte Giacobbe abbia lottato contro un angelo per vincerlo, come quasi lottare contro Dio, ma in realtà nella lotta Giacobbe non lo voleva lasciare perché aveva un grande bisogno di essere benedetto, di essere liberato dalle sue paure, egli in realtà era come se lottasse contro se stesso con l’aiuto e il sostegno dell’Angelo di Dio, nel sembiante di un uomo, per vincere il suo modo di essere , le sue paure, ed affrontare con coraggio l’incontro con Esaù. Non si lotta una notte intera con un uomo per poi non volerlo lasciare, se non per essere benedetto da Lui.
Io ringrazio Dio per tutti quei servitori che hanno lottato e lottano per ricevere la benedizione di Giacobbe, cioè lottare insieme a Dio, per abbandonare il proprio io che simbolicamente viene lasciato sotto le acque battesimali, ma di fatto necessita di un cammino più o meno lungo e tortuoso, come è scritto in Giovanni 12,24: “ In verità, in verità vi dico: Se il granel di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore produce molto frutto”.
Giacobbe si sentiva solo ed abbandonato, pieno di timori, ma è riuscito a vincere, infatti il cuore di Esaù fu mutato, i due fratelli si sono ritrovati, il perdono ha prevalso, l’amore ha vinto, si sono abbracciati ed hanno pianto l’uno sulla spalla dell’altro un pianto di liberazione, adesso Israele inizierà finalmente un nuovo cammino di gloria.
Più avanti scopriremo che Dio ama cambiare nome ai suoi figli, cioè a tutti coloro che sono nati di nuovo di acqua e di spirito, infatti in Apocalisse 2,17: “ Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo spirito dice alle chiese: a chi vince io darò da mangiare della manna nascosta e gli darò una pietruzza bianca, e sulla pietruzza sta scritto un nuovo nome che nessuno conosce, se non colui che lo riceve”.
Sempre in Apocalisse 3,12: “Chi vince io lo farò una colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non uscirà mai più fuori, e scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il mio Dio, e il mio nuovo nome”.
Già dai tempi antichi, il profeta Isaia, proclamava: “Allora le nazioni vedranno la giustizia e tutti e i re la tua gloria, sarai chiamata con un nome nuovo che la bocca dell’Eterno indicherà “ (Isaia 62,2).
Fratello, sorella, sappi che Dio vuole lottare insieme a te, forse le ferite del tuo passato ti lasceranno il segno; a Giacobbe, gli rimase la slogatura dell’anca e dopo quella notte cominciò a zoppicare, affinché si ricordasse sempre di essere un uomo fatto di carne e sangue, avrai sì perso la lotta nel tuo uomo carnale, ma diverrai finalmente un uomo spirituale e avrai vinto un nuovo nome scritto nel libro della vita, un nome che in quel giorno glorioso ti sarà rivelato.
La Parola di Dio è costellata di uomini e donne di Dio che hanno perso o lasciato qualcosa per acquistarne un’altra di valore inestimabile, come ci viene insegnato nella parabola della perla di grande valore, (Matteo 13,45-46): “ Il regno dei cieli e’ simile ad un mercante che va in cerca di belle perle, e trovata una perla di grande valore, va, vende tutto ciò che ha, e la compera”.
Citerò brevemente soltanto altri preziosi esempi di fede, che Dio nella Sua misericordia ci ha voluto far conoscere:
RUTH. Questa meravigliosa moabita che nella sua pur triste avventura di moglie e vedova, decide di lasciare la sua terra, il suo popolo e le sue origini per legarsi alla sua suocera Naomi, al punto di seguirla in una terra a lei estranea, e fare parte di un popolo non suo, ed amare e servire un Dio a lei sconosciuto. All’esortazione della suocera di tornarsene al suo popolo lei risponde: “Non insistere con me perché ti abbandoni e lasci di seguirti, perché dove andrai tu andrò anch’io, e dove starai tu io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo, e il tuo Dio sarà il mio Dio”. Rut ha perso il marito, ha perso la sua terra, ha abbandonato le sue tradizioni e il suo passato, la sua gente, ma Dio gli darà un nuovo marito, delle ricchezze e una progenie dalla quale discende il nostro Signore Gesu’.
ANNA. Nel suo tempo, esisteva la bigamia, Anna doveva dividere il marito Elkanah, con l’altra moglie Peninna, quest’ultima aveva avuto figli, Anna invece era sterile ed oggetto di scherno e dispetti dalla sua rivale, ma accade che le preghiere accorate e sincere che Anna presentava ogni anno a Sciloh, questa volta vennero accompagnate da un voto dicendo: ”O Eterno degli eserciti, se veramente riguardi all’afflizione della tua serva, ti ricordi di me e non dimentichi la tua serva, ma vuoi dare alla tua serva un figlio maschio, io lo darò all’Eterno per tutti i giorni della sua vita, e il rasoio non passerà nella sua testa”.
Ecco, accade che l’Eterno esaudisce la preghiera di Anna, ed essa mantiene la promessa fatta, lascia il figlio ottenuto, Samuele, ma guadagnerà un grande profeta all’Eterno.
ESTER. Nipote di Mardocheo una israelita appartenente alla tribù di Beniamino, entrambi deportati dal re di Babilonia Nabucodonosor (in ebraico נְבוּכַדְנֶאצַּר, Nĕvūkhadneʾtztzar) nella città di Susa, viene miracolosamente portata alla corte del re Assuero che regnava in centoventisette provincie, dall’India fino all’Etiopia. Questi tra tantissime concubine, sceglie proprio lei per regnare insieme a lui come sua consorte e regina.
Accade però che il generale del re, secondo soltanto a lui nel suo regno, prende in odio tutto il popolo d’israele e trama di far firmare con l’inganno un editto su tutte le provincie del regno per giustiziare tutti coloro che appartenessero ad Israele.
Ma Haman, questo era il nome del generale, non sapeva che Ester fosse una serva dell’Eterno, la quale pregò e digiunò insieme a tutto il popolo, mettendo ad alto rischio la propria vita, in quanto andava a consultare il suo re, quando non gli era concesso e come se non bastasse rivelava che anche lei avrebbe dovuto essere giustiziata secondo quell’editto, in quanto israelita.
Bene, la storia avrà un lieto fine, il coraggio di Ester e la rinuncia della propria vita, mette in salvo tutto il suo popolo, ed il malvagio Haman con tutta la sua famiglia verranno giustiziati per aver tramato l’inganno.
Questi pochi esempi, testimoniano di servitori fedeli che nelle loro rinunce e sacrifici, nell’aver deciso di perdere qualcosa di importante della loro vita, ne hanno ricevuto il premio, ma che diremo di tutti coloro che nel loro tempo vissuto non hanno ricevuto nulla. Che diremo del profeta ISAIA che proclamava cose che non vedeva e non avrebbe mai visto realizzarsi, si dice che per la sua fede, il suo premio è stato di morire segato in due; e di GEREMIA e ZACCARIA, lapidati; e poi ancora più avanti nei secoli, l’apostolo PIETRO crocifisso a testa in giù; l’apostolo PAOLO, lapidato; STEFANO, lapidato; GIOVANNI BATTISTA, decapitato; GIACOMO, decapitato da Erode Agrippa; ANDREA, si testimonia che venne crocifisso su una croce a forma di X, ecco perché si dice la croce di Sant’Andrea.
E che diremo del sacrificio per eccellenza del nostro Signore Gesù, che ha dato la Sua preziosa vita per tutti noi, rinunciando alla gloria che ha lasciato nei cieli.
Tutti costoro sono morti nella fede, senza aver ricevuto le cose promesse ma, vedutele da lontano, essi ne furono persuasi e le accolsero con gioia, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra, (Ebrei 11,13).
Ma sai una cosa, il testimone di fede di questi cari fratelli, lo Spirito Santo lo ha passato ai santi di oggi, infatti 309 milioni sono i cristiani che sperimentano la persecuzione in tutto il mondo. Gli ultimi dati disponibili parlano che soltanto nel 2019, 4.761 sono stati uccisi e 4.277 messi in prigione, molti di loro rinchiusi in dei container commerciali.
Questi tuoi e miei cari fratelli in Cristo, hanno deciso di lottare insieme a Lui, e tu, dimmi, qual’ è la tua decisione ?
Salvatore Sturniolo
Elenco dei passi biblici citati:
• Genesi 12:1
• Genesi 22:12
• Genesi 22:17
• Genesi 32:22
• Genesi 32:24
• Giovanni 12:24
• Matteo 13:45-46
• Apocalisse 2:17
• Apocalisse 3:12
• Isaia 62:2
• Ebrei 11:13
Immagine : https://it.wikipedia.org/wiki/Ecce_Homo_%28Antonio_Ciseri%29#
