La Bibbia ci mette in guardia dal pericolo di faticare e vivere senza un fondamento spirituale solido. Spesso, l’uomo si impegna in attività che appaiono buone o importanti, ma che poi si rivelano vane quando esse non sono radicate in Dio. Per meglio dire, si rivela inutile militare tra le file dei discepoli di Cristo, quando siamo consapevoli che in noi non si trova ancora un vero ravvedimento né una nuova nascita.
Questo messaggio non è rivolto ai neofiti, ma a coloro che da molto tempo frequentano la chiesa del Signore, condividendo comunione fraterna e partecipando alle celebrazioni periodiche.
Questi si identificano in Sei categorie:
1. I Curiosi:
Sono i cosiddetti “frequentatori di comunità “ , non dico di chiese, perché la Chiesa di Cristo e’ una, costoro vivono una vita di costante inquietudine, guardano, ascoltano, giudicano cercano la perfezione negli altri. Essi appartengono alla famiglia dei legalisti, vivono una spiritualità superficiale e li trovi in una costante attesa di consensi e di solidarietà. In realtà somigliano a quegli zoppi e paralitici ai bordi della piscina di Betesda di cui ci parla l’Evangelo di Giovanni 5, aspettano sempre che qualcuno agiti l’acqua per loro. Non hanno iniziative, non danno alcun contributo solidale alla comunità, ma sono ai primi posti nelle agapi e sanno chiedere aiuto per le loro esigenze materiali più che spirituali, in realtà essi non vogliono cambiare il loro modo di vivere nemmeno di una virgola, appartengono alla stirpe degli egocentrici e narcisisti.
2. I Postulanti
Sono coloro che frequentano assiduamente la comunità da anni, hanno accettato Gesù nella loro vita, hanno dichiarato pubblicamente nel battesimo in acqua di volere servire il Signore, molti di loro hanno anche ricevuto il battesimo nello Spirito Santo. Alcuni di loro hanno bellissime e potenti testimonianze di guarigione e/o di liberazione, ed altri hanno anche ricevuto dei doni spirituali, ma rimangono in un costante stato di attesa per essere confermati ed abilitati al compito desiderato, che spesso è stare dietro ad un pulpito per predicare. Pur ostentando una parvenza di umiltà, non li trovi disponibili in quei servizi umili, oppure sedersi tra i banchi di una scuola biblica, loro sono convinti di conoscere la Parola di Dio e di avere un mandato più nobile, preferiscono quindi rimanere seduti al loro posto, partecipando ad un ascolto passivo, intanto la creazione aspetta con desiderio intenso la manifestazione dei figlioli di Dio, (Romani 8,19); Mentre la messe è veramente grande ma gli operai sono pochi, (Matteo 9,37).
3. I Rassegnati
In fisica la forza d’Inerzia in un corpo, sta nella tendenza di preservare il proprio stato di quiete o di moto fino a che non interviene una forza esterna a modificarlo. In ambito religioso i rassegnati sono coloro che hanno gettato la spugna cessando di combattere il buon combattimento della fede, (1 Timoteo 6: 11-12). In merito, la Santa Parola di Dio, ha qualcosa da dirci: “Ma tu, o uomo di Dio, fuggì queste cose e procaccia la giustizia, la pietà, la fede, l’amore, la pazienza e la mansuetudine. Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna, alla quale sei stato chiamato e per cui hai fatto la buona confessione di fede davanti a molti testimoni.” (1 Timoteo 6: 11-12).
In questa lettera accorata l’Apostolo Paolo, esorta, ammonisce ed incoraggia coloro che pur definendoli uomini di Dio, facilmente si lasciano traviare in strade che portano solo ad una sofferenza che li allontana da Dio, mettendo in discussione la salvezza ricevuta. 1 Corinzi 15:1-2; “Ora, fratelli, vi dichiaro l’Evangelo che vi ho annunziato, e che voi avete ricevuto e nel quale state saldi, e mediante il quale siete salvati, se ritenete fermamente quella parola che vi ho annunziato, a meno che non abbiate creduto invano.” Anche la chiesa di Corinto ha bisogno di essere esortata, Paolo vorrà annunciare sempre lo stesso evangelo, ma pur volendo considerare i fratelli di Corinto saldi nella fede, li porta a riconsiderare il loro credo che probabilmente non è coerente con la loro testimonianza. In realtà il rassegnato si considera fermo nella fede, in quanto non ha rinnegato palesemente il Signore, egli continua a frequentare fedelmente le riunioni in chiesa, ma non opera, egli è come quel servitore a cui è stato affidato
un solo talento, ma per paura lo ha nascosto in terra, (vedi Matteo 25,24). Il rassegnato non solo non opera, ma ha smesso di combattere contro le insidie del maligno, questi lo ha convinto che tanto non cambierà mai, che non può farcela da solo, perché tra l’altro si sente solo e abbandonato. Il rassegnato è depresso, egli è stato convinto che non potrà mai raggiungere la statura spirituale che vorrebbe e che magari vede in alcuni fratelli. Il rassegnato spesso soffre di qualche malattia fisica, quindi che può fare, Satana lo convince che se non interviene Dio nella sua vita vuol dire che non lo considera nemmeno. Il rassegnato prova già da tanti anni a togliere via quel vizio, la sua carne lo mortifica continuamente e poi lo accusa, quindi dirà: “basta, non ce la faccio più!”, e getta la spugna, però non può fare a meno di venire in chiesa, anche lui dunque
vive uno stato di costante ansia, si muove per forza di inerzia, aspetta la spinta, l’incoraggiamento, la consolazione, il perdono, rimanendo però fermo al palo. Il rassegnato
aspetta la grazia: il lavoro, la guarigione, la conversione di quelli di casa sua, un fidanzato, una fidanzata, aspetta, aspetta sempre una risposta dal Signore, intanto la messe rimane sempre grande e gli operai sono sempre pochi, il Signore a questi rivolge un invito: “Togliete via la pietra!”, ma questi risponderanno come Marta: “Signore, egli puzza già, poiché è morto da quattro giorni”. (Giovanni 11,39). Il rassegnato aspetta che qualcuno rimuova le negatività della propria esistenza, vivendo così una vita piatta e stagnante. In Ecclesiaste 10,1; è scritto: “Le mosche morte fanno puzzare l’olio del profumiere”. Il rassegnato è colui che chiede sempre preghiera per se, e quando ne ha l’occasione si presenta davanti al pastore affinché imponga le mani su di lui pregando, in realtà egli di suo prega poco o niente, brucia le sue ore in modo sterile e infruttuoso, ma il Signore non manca di avvisare questi fratelli dicendo: “Ricordati dunque quanto hai ricevuto e udito; serbalo e ravvediti. Se tu non vegli, io verrò su di te
come un ladro, e non saprai a quale ora verrò su di te”. (Apoc. 3,3).
4. I Domenicani
Tranquilli, non appartengono ad uno dei tanti ordini della chiesa romana, sono nostri fratelli, che come noi hanno fatto un patto con il Signore, ma frequentano la comunità se va bene, solo la Domenica oppure occasionalmente. Questi fratelli, sono quelli che solitamente arrivano in ritardo e vanno via di corsa quando finisce la celebrazione, difficilmente potrai condividere con loro una qualche comunione, vivono ai margini, sono impenetrabili e molto riservati. Alcuni di loro partecipano attivamente alle celebrazioni, altri stanno seduti in modo passivo, come fossero ad un cinema, ma stanno lì, e tu ti chiedi quale sia il loro fardello e come potresti aiutarli. Nelle
festività e durante la bella stagione estiva li vedi raramente, non chiedono nulla, non danno nulla, per alcuni di loro però bisogna stare attenti, sono subdoli, topi di chiesa, lupi travestiti da agnello, pronti a sedurre e divorare anime semplici. L’apostolo Giuda, fratello di Giacomo, nella sua lettera mette in guardia la chiesa contro questi empi e i falsi dottori, scrivendo: “Costoro sono macchie nelle vostre agapi , mentre banchettano insieme a voi senza timore, pascendo se stessi; essi sono nuvole senz’acqua , sospinte qua e là da venti, alberi d’Autunno senza frutti, doppiamente morti, sradicati.” (Giuda 1,12).
5. Gli esuli
Aime’ questa categoria di fratelli è difficile da trattare, bisogna chiedere al Signore di rafforzare il dono di discernimento degli spiriti. In realtà, essi si dividono in due categorie: gli scandalizzati e i sapientoni. Bisogna però precisare da subito, che entrambi non hanno potuto godere realmente della nuova nascita. Ma mentre per i primi bisogna prodigarsi amorevolmente a curare le loro ferite, stando accanto a loro e rammentando la parola di Dio, I secondi non portano ferite, ma le infliggono con la loro lingua,
sparlando e calunniando la chiesa tutta con i suoi ministri. Questi ultimi vivono una costante realtà religiosa e di giudizio, ma lamentano sempre bisogni personali e chiedono assistenza, per poi concludere che non c’è amore nella chiesa, in realtà essi non sono mai stati veramente esuli, in quanto non hanno mai lasciato l’Egitto né lo vogliono lasciare, però dentro si sentono esuli abbandonati e dimenticati.
6. Gli Audaci
Questa è la categoria più ambita e numerosa, si tratta di fratelli praticanti e attivi, ma ahimè per molti di loro, il perseverare nel servizio diventa vano, ricordiamoci che quasi tutto Israele andò errando nel deserto, ma non riuscì ad entrare nella terra promessa. Nel Salmo 127: 1-2; “Se l’Eterno non edifica la casa, invano vi si affaticano gli edificatori; se l’Eterno non custodisce la città, invano vegliano le guardie. E’ vano per voi alzarvi di buon’ora ed andare tardi a riposare e mangiare il pane di duro lavoro, perché ai suoi diletti egli dà riposo”. I suoi diletti, sono i pochi che si dilettano nella parola di Dio e riposano in essa, in loro trovi la coerenza di chi la mette in pratica con un cuore circonciso. Di costoro ce ne parla l’Apostolo Pietro nella sua prima epistola, 2:9; “Ma voi siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato per Dio, affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla Sua mirabile luce”. Nel Salmo 1: 1-3; ecco come Dio
definisce i suoi: “Beato l’uomo che non cammina nel consiglio degli empi, non si ferma nella via dei peccatori e non si siede in compagnia degli schernitori, ma il cui diletto è nella legge dell’Eterno, e sulla Sua legge medita giorno e notte. Egli sarà come un albero piantato lungo i rivi d’acqua, ne da’ il suo frutto nella sua stagione e le cui foglie non appassiscono; e tutto quello che fa prospererà “.
Detto ciò , vediamo come la pensa Dio per tutti gli altri:
Isaia 1:22; “Il tuo argento è diventato scorie, il tuo vino è stato diluito con acqua”. Ma cosa è successo, come hai potuto consumare il tuo argento vivo riducendolo in scorie, e come hai potuto adulterare l’effervescenza e la fragranza del tuo vino diluendolo con acqua. In altre parole hai dimenticato il tuo primo amore per Gesù e per l’opera Sua. L’apostolo Paolo scrive ai Galati 5:7-9; “Voi correvate bene; chi vi ha ostacolato impedendovi di ubbidire alla verità ? Questa persuasione non viene da colui che vi chiama. Un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta”. Sempre ai Galati 3:3; “ Siete così insensati che, avendo cominciato nello Spirito,
vorreste finire nella carne?”. E continua, Galati 6: 7-8; “Non v’ingannate, Dio non si può beffare, perché ciò che l’uomo semina, quello pure raccoglierà. Perché colui che semina per la sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione, ma chi semina per lo Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna”. L’Eterno è adirato con Israele ed annuncia l’imminente distruzione di Gerusalemme annunciata dal profeta Geremia 6:29-30; “Il mantice soffia con forza, il piombo è consumato dal fuoco; invano raffina il raffinatore, perché le scorie non si staccano. Saranno chiamati “argento di rifiuto” , perché l’Eterno li ha rigettati”. Dimmi la verità , malgrado i più tentativi, non riesce a staccarsi da te quel vizio o quella abitudine; oppure non riesci a dimenticare il torto o la delusione ricevuta, e che dirò di te che dici: “che ci posso fare,
non riesco a perdonare”, sai perché?, perché hai abbandonato il tuo altare nella cameretta segreta, tu non preghi più!. L’Eterno fa un accorato richiamo a Israele, tramite il suo servo Geremia 4:30; “E tu, o devastata, che farai? Anche se ti vestissi di scarlatto, anche se ti abbigliassi con ornamenti d’oro, anche se ingrandissi gli occhi con lo stibio, invano ti faresti bella. I tuoi amanti ti disprezzano, vogliono la tua vita”. Dimmi quanto tempo perdi davanti allo specchio prima di uscire di casa, o prima di venire in chiesa, lo sai chi sono questi tuoi amanti che vogliono la tua vita, lo spirito di vanità in tutte le sue forme. Non sai tu che è in abominio per il tuo Dio?, perché ti affanni di essere bella, lo fai per il Signore o per il tuo prossimo, e non mi dire che lo fai per te stessa perché ciò ti fa stare bene perché non è così, forse non lo sai ma ti fai sedurre dalla vanità per attirare gli sguardi su di te; quale vuoto vuoi riempire nel tuo cuore; cos’è che ti rende così infelice; perché ti accontenti dí cosi poco, non simpatizzare con questi spiriti seduttori, loro amano vederti addobbata come un albero di Natale proprio nella casa del tuo Dio, e tra di loro ridono e ti disprezzano. Se poi ti vesti in modo da mostrare tutte le tue forme, sappi che diventi anche occasione di peccato per i tuoi fratelli che ammiccano e devono fare appello all’evangelo di Matteo 5:29; “Ora, se il tuo occhio destro ti è causa di peccato, cavalo e gettalo via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca,piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna”. Vuoi sapere quale è il consiglio del Signore in merito: 1 Pietro 1:14; “Come figli ubbidienti, non conformatevi alle concupiscenze del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza”. E ancora l’apostolo Paolo in 1 Timoteo 2:9; scrive: “Similmente le donne si vestano in modo decoroso, con verecondia e modestia e non di trecce o d’oro, o di perle o di abiti costosi, ma di buone opere, come conviene a donne che fanno professione di pietà “. Certo so di aver messo il piede in un campo
minato, e che questo esortare, pur essendo Parola di Dio, rende decisamente impopolare questa meditazione, qualcuno mi dirà: “fratello così le chiese si svuotano, i tempi sono cambiati”. Beh, vorrei concludere citando il primo miracolo di Gesù alle nozze di Cana, Giovanni 2:9-10; “E, come il maestro della festa assaggio’ l’acqua in vino (or egli non sapeva da dove venisse quel vino, ma ben lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), il maestro della festa
chiamò lo sposo e gli disse: ‘ogni uomo presenta all’inizio il vino migliore e, dopo che gli invitati hanno copiosamente bevuto, il meno buono; tu, invece, hai conservato il buon vino fino ad ora’”. Avete compreso adesso lo spirito del messaggio, se la tua pila di pietra era prima piena d’acqua, e Gesù nella sua infinita misericordia ha trasformato la tua acqua in vino, come eri effervescente e di un rosso rubino nelle tue testimonianze, quanto edificavi nella comune radunanza, l’argomento dei tuoi giorni era Gesù; ora, perché fratello stai annacquando quel vino aggiungendo acqua ad ogni tua disubbidienza, tu lo sai che non hai più sapore e stai diventando imbevibile. Mentre tu sorella, si, dico a te, il tuo vino da quanto tempo è che lo tieni nascosto, sappi che sta diventando aceto!. Ora, dico agli audaci di turno, ma volete veramente fare parte a quelle vergini stolte di cui ci parla Matteo 25: 11-13; “Più tardi giunsero anche le altre vergini, dicendo: “Signore, Signore, aprici” . Ma egli, rispondendo disse: “In verità vi dico che non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno, né l’ora in cui il figlio dell’uomo verrà “
Chiesa del Signore, non fare che ciò che hai ricevuto, tu lo abbia ricevuto invano!.
S.S.
