PERSECUZIONI IN NIGERIA

Report sulla persecuzione in corso e la chiamata alla speranza

La Nigeria è oggi uno dei luoghi più pericolosi al mondo per i cristiani.
Secondo diverse organizzazioni (Open Doors, ONG locali, osservatori internazionali), più cristiani vengono uccisi in Nigeria che in qualunque altro Paese ogni anno.

Sul World Watch List 2025 di Open Doors (“Porte Aperte”), che classifica i 50 Paesi dove i cristiani subiscono la persecuzione più severa, la Nigeria è indicata come il Paese più violento per chi segue Gesù e si colloca tra i primi posti della lista.

Negli ultimi anni le cifre variano a seconda delle fonti, ma il quadro d’insieme è drammatico:

  • Tra il 2019 e il 2023: quasi 17.000 cristiani uccisi in attacchi mirati a causa della loro fede.
  • Primi sette mesi del 2025: oltre 7.000 cristiani uccisi e circa 7.800 sequestrati, secondo un rapporto della ONG nigeriana Intersociety, ripreso da vari media e istituzioni.
  • Dal 2009: alcune stime parlano di oltre 50.000 cristiani uccisi e migliaia di Chiese e Scuole Cristiane attaccate o distrutte (oltre 19–20.000 luoghi di culto/istituti cristiani danneggiati).
  • Un rapporto per il Parlamento britannico parla, ad esempio, di 1.637 cristiani uccisi e 642 rapiti in un singolo anno, solo in alcune aree monitorate.

Questi numeri non sono solo statistiche: dietro ci sono villaggi rasi al suolo, famiglie distrutte, comunità in fuga, pastori e sacerdoti rapiti o uccisi.

La persecuzione dei cristiani in Nigeria non è causata da un solo gruppo, ma da una combinazione di attori violenti:

  1. Boko Haram e ISWAP (Stato Islamico in Africa Occidentale)
    • Gruppi jihadisti attivi soprattutto nel Nord-Est (Borno, Yobe, Adamawa).
    • Colpiscono Chiese, villaggi cristiani, scuole (ricordiamo i tristemente famosi rapimenti di studenti).
    • Migliaia di cristiani uccisi e rapiti negli ultimi 10–15 anni.
  2. Milizie di pastori Fulani radicalizzati (Fulani militants)
    • Attive nelle zone di “Middle Belt” (Benue, Plateau, Kaduna, Nasarawa, ecc.), dove convivono popolazioni cristiane (spesso agricoltori) e popolazioni musulmane (spesso pastori).
    • Gli attacchi sono spesso presentati come “conflitti etnici o per la terra”, ma molte fonti cristiane e ONG sottolineano una forte dimensione religiosa: villaggi cristiani attaccati, chiese bruciate, comunità cristiane costrette alla fuga.
  3. Banditi armati e gruppi criminali
    • Rapimenti a scopo di riscatto (inclusi sacerdoti, pastori, catechisti), assalti ai villaggi, rapine.
    • La linea fra criminalità e persecuzione religiosa è spesso sottile, ma il risultato per i cristiani è lo stesso: insicurezza, paura, violenza mirata.

La persecuzione in Nigeria assume diverse forme:

  • Uccisioni di massa in villaggi a maggioranza cristiana (attacchi notturni, case incendiate, persone bruciate vive o colpite mentre fuggono). Open Doors USA+1
  • Attacchi a chiese durante le funzioni domenicali o celebrazioni (bombe, sparatorie, incendi).
  • Sequestri di sacerdoti, pastori e leader cristiani, spesso per riscatto, talvolta conclusi con l’uccisione dell’ostaggio. Oltre 600 religiosi e pastori rapiti in pochi anni, di cui molti cattolici.
  • Violenza sessuale e matrimoni forzati contro donne e ragazze cristiane rapite.
  • Distruzione di proprietà cristiane: case, scuole, ospedali, centri di formazione appartenenti a chiese o missioni.
  • Pressioni legali e sociali nei 12 Stati del Nord che applicano la sharia, dove i cristiani subiscono restrizioni e discriminazioni.

Molte ONG e osservatori internazionali accusano il governo nigeriano di una reazione insufficiente, mancanza di protezione efficace, e purtroppo impunità per molti dei responsabili. Il governo, da parte sua, tende a presentare la crisi come violenza generica o terrorismo senza una specifica dimensione religiosa, insistendo che tutte le comunità, cristiane e musulmane, soffrono (cosa vera, ma che non annulla la componente anticristiana).

La Nigeria è stata inserita o reinserita nella lista dei “Paesi di particolare preoccupazione” per la libertà religiosa da parte degli USA, con richieste di sanzioni e pressioni diplomatiche. In Europa, il Parlamento e diverse conferenze episcopali/organismi cristiani hanno emesso dichiarazioni di condanna e richieste d’intervento.

Questi fatti di inaudita gravità ed efferatezza, possiamo interpretarli alla alla luce della Scrittura, che ci porta a considerare:

  1. Il corpo di Cristo è uno

“Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui” (1 Corinzi 12:26).
I cristiani nigeriani non sono “loro”, ma parte di noi: della stessa Chiesa, dello stesso Corpo.

  1. La persecuzione è parte della vita cristiana, ma non l’ultima parola

“Tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati” (2 Timoteo 3:12).
“Sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato” (Matteo 10:22).

  1. Il sangue dei martiri come seme di fede
    Nella storia della Chiesa, la persecuzione non ha fermato il Vangelo, ma spesso lo ha reso più visibile e potente. Questa realtà è vera oggi anche in Nigeria, dove, nonostante tutto, le Chiese sono vive, evangelizzano, si riuniscono e testimoniano Cristo.
  2. La chiamata alla preghiera e all’azione pratica
    • Pregare per protezione, consolazione, perseveranza.
    • Sostenere ministeri e opere che aiutano i cristiani perseguitati (aiuti umanitari, supporto psicologico, ricostruzione, advocacy). Open Doors+1

Ma allora , noi credenti , che dobbiam fare?

  1. Informare: pubblicando storie, report, dati per non ignorare ma far memoria.
  2. Pregare e intercedere: per le famiglie colpite, per i cristiani rapiti, per i leader del Paese.
  3. Sostenere: collaborazioni con ONG, chiese in Nigeria, progetti di soccorso e ricostruzione.
  4. Sensibilizzare la nostra comunità: nel nostro blog, nelle nostre chiese, nei mezzi sociali.
  5. Restare vigilanti: non cadere nell’indifferenza o nel “è troppo lontano” ma riconoscere che la Chiesa globale è coinvolta.

La Nigeria non è un caso isolato, ma è uno dei luoghi dove la crisi della libertà cristiana è più acuta. Dietro le cifre ci sono volti: donne, uomini, bambini, chiese bruciate, comunità in fuga.
Ma non è la fine della storia. Il Vangelo continua a fiorire anche nei deserti della persecuzione.
Che questo articolo serva non solo ad allarmare, ma a risvegliare la nostra fede, la nostra compassione, il nostro impegno.
Come dice la Scrittura:

«Alzatevi e levate il capo, perché la vostra redenzione è vicina». (Luca 21:28)

Ricordiamo infine l’avvertimento del profeta Amos 6:1 “Guai a quelli che vivono tranquilli in Sion..”, che serve come un forte promemoria per coloro che si sentono sicuri nelle loro condizioni materiali, esortandoli a riflettere sulla loro relazione con Dio e sulla moralità. Attraverso una comprensione più profonda dei versetti biblici e delle loro connessioni, possiamo sviluppare una visione più ricca e completa della nostra vita in Cristo che ci fa pensare alla Nigeria come storia che ci appartiene e la consapevolezza che ciò che avviene laggiù è come se accadesse a noi ed ai nostri figli.

Francesco Pastone