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    La Carovana Evangelica

Secondo la World Watch List 2026 di Open Doors, più di 388 milioni di cristiani nel mondo affrontano la  persecuzione e atti di discriminazione a causa della loro fede. Il dato è impressionante: circa un cristiano su sette vive in un contesto dove seguire Gesù può comportare esclusione, minacce, violenza, perdita del lavoro, pressione familiare, limitazioni alla libertà religiosa o persino il rischio della vita.Sono numeri che non possono lasciarci indifferenti. Dietro ogni cifra ci sono volti, famiglie, comunità, pastori, giovani, donne e uomini che continuano a confessare Cristo anche quando farlo costa molto. Questi dati vengono pubblicati da Open Doors che  segnala inoltre che, nei soli primi 50 Paesi della lista, oltre 315 milioni di cristiani vivono livelli di persecuzione molto alti o estremi. Una Chiesa che soffre, ma non è dimenticata. Quando parliamo di persecuzione cristiana non parliamo di un tema lontano o astratto; parliamo di fratelli e sorelle nella fede, persone che leggono la stessa Bibbia, pregano lo stesso Signore, confessano lo stesso Cristo e appartengono allo stesso Corpo. Potremmo essere noi , un giorno,  a vivere la stessa esperienza.
L’apostolo Paolo scrive:
“Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui.” 1 Corinzi 12:26

Questa parola ci ricorda che la sofferenza della Chiesa perseguitata riguarda anche noi. Non possiamo vivere la fede come se fossimo isolati,  la  libertà che abbiamo di ascoltare la Parola, riunirci, pregare e annunciare il Vangelo è un dono prezioso, e proprio per questo deve renderci più responsabili. Cosa possiamo fare allora? 

1)  La prima cosa che possiamo fare è ricordare. Ricordare significa non voltarsi dall’altra parte. Significa non lasciare che il rumore delle tante notizie cancelli la voce di chi soffre per Cristo. Significa imparare a portare nel cuore la Chiesa perseguitata e a parlarne con rispetto, sobrietà e verità. Ricordare non vuol dire vivere nella paura, ma nella consapevolezza. Ricordo che i miei nonni mi raccontavano della Persecuzione in Italia nel periodo di guerra e nel primo dopoguerra,ove dichiararsi Cristiano  era difficile e non senza conseguenze. In alcune parti del mondo la fede cristiana può essere vissuta pubblicamente, in altri luoghi una Bibbia, una preghiera, una conversione o una semplice riunione domestica possono diventare motivo di sospetto, discriminazione o violenza o addirittura la morte.Per questo, una radio cristiana, un blog, un podcast o una pagina social possono diventare strumenti utili anche per tenere viva la memoria spirituale della Chiesa.

2)  La seconda risposta è pregare.La preghiera e un atto di comunione, fede e intercessione. Pregare per i cristiani perseguitati significa presentarli davanti al Signore, chiedendo forza, protezione, consolazione, perseveranza e libertà. Possiamo pregare:per i credenti che vivono in Paesi dove la fede è ostacolata; per i pastori e i responsabili delle comunità; per le famiglie divise o sotto pressione a causa della fede; per chi ha perso casa, lavoro o sicurezza; per chi è imprigionato o minacciato; per i persecutori, affinché possano incontrare la grazia di Dio; per la libertà religiosa e per la diffusione del Vangelo.La Parola di Dio ci invita a ricordare coloro che sono in prigione come se fossimo prigionieri con loro: “Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro.” Ebrei 13:3

3) La terza risposta è testimoniare. Sapere che milioni di cristiani vivono la fede con coraggio dovrebbe spingerci a non trattare il Vangelo con superficialità. Se altri rischiano molto per confessare Cristo, noi siamo chiamati a vivere con maggiore fedeltà la libertà che abbiamo ricevuto. Testimoniare significa parlare di Cristo con amore, vivere la fede con coerenza, condividere la Parola di Dio, sostenere chi soffre e usare bene gli strumenti che abbiamo. Oggi abbiamo mezzi che in passato non esistevano: radio online, podcast, video, social media, siti web, app e materiali digitali. Questi strumenti non devono sostituire la vita cristiana reale, ma possono servire il Vangelo, raggiungere persone lontane, incoraggiare credenti isolati e diffondere messaggi di speranza. Una responsabilità per chi può parlare. Non tutti i cristiani nel mondo possono parlare liberamente della loro fede. Non tutti possono pubblicare un messaggio biblico, aprire una Bibbia in pubblico, trasmettere una meditazione radiofonica o condividere un contenuto cristiano online. Chi può farlo ha una responsabilità. La libertà spirituale e comunicativa che abbiamo deve essere usata con gratitudine e serietà. Non per produrre confusione, ma per annunciare Cristo. Non per cercare visibilità personale, ma per edificare. Non per alimentare divisioni, ma per diffondere la verità del Vangelo. Anche questo è uno degli scopi de "La Carovana Evangelica": usare la web radio, i podcast, la musica cristiana, le testimonianze e i materiali gratuiti per condividere la Parola di Dio e incoraggiare la fede. Una voce per la Chiesa e per le nazioni. La persecuzione ci ricorda che il Vangelo non è un messaggio decorativo. È una Parola viva, potente, spesso contrastata, ma mai sconfitta.In molte nazioni la Chiesa cresce proprio in mezzo alla pressione. Dove la fede sembra impossibile, Dio continua a sostenere il suo popolo. Questa realtà non deve portarci alla tristezza sterile, ma a una fede più profonda. Per questo vogliamo continuare a ricordare, pregare e testimoniare.Ricordare chi soffre.

4) Testimoniare Cristo dove abbiamo libertà di farlo.

Il cammino continua. Davanti a questi numeri che vogliamo ancora una volta sottolineare , ben 388 MILIONI  di Cristiani ,  non vogliamo restare spettatori. Vogliamo imparare a essere più consapevoli, più grati e più fedeli. "La Carovana Evangelica" desidera essere una piccola voce al servizio del Vangelo: una voce che ricorda, prega e testimonia.Dove c’è la Parola di Dio, c’è speranza. 

Franco Pastone

Scritto da: admin

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